L'Unione Fa La Musica - L'archivio

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Avventura tra note e divertimento

di Sofia Bosisio e Lara Piffaretti

Mesi, settimane, giorni, ore e minuti calcolati per spaccare il secondo (da buoni patrioti) in attesa del grande giorno: 18 giugno 2016. Chiudendo gli occhi, ma anche tenendoli aperti, nella nostra testa scorrono mille e più immagini di come potrebbe essere la Festa Federale della Musica... Ed intanto il countdown continua, di settimana in settimana, con l’abituale prova del venerdì sera.

E poi eccoci, giugno è ormai arrivato e la scuola è finita. Tutti i dettagli musicali sono stati curati: domani si parte per Montreux! È venerdì sera e la prova generale ci attende, nell’aria regna un misto di ansia, tensione ed euforia emanati non solo dai giovani d’innanzi a questa prima esperienza, ma anche da parte dei veterani , maestro compreso. Dopo la prova, tutti a nanna presto: sveglia puntata alle 04:00! Troppo poche ore dopo, con le palpebre pesanti ed un filo di bava che fuoriesce dall’angolo della bocca, ci troviamo tutti nel piazzale delle scuole. Saliamo sul bus e continuiamo a dormire…o almeno…è quello che vorremmo fare, ma ansia e cavolate varie ci tengono svegli. Livello 1 superato: qualche ora più tardi ci ritroviamo indenni all’autogrill, nel quale gustiamo una buona colazione e dove, con i buoni ricevuti dall’utilizzo dei bagni, il caro Prof ha aggiunto un nuovo membro alla nostra compagnia: un “Daikon” (secondo Wikipedia: “verdura con grande e lunga radice bianca, ricoperta all’estremità da foglie simili a quelle delle rape”). Il viaggio prosegue “normalmente” (per così dire) ma dopo qualche curva eccoci la proposta del comitato: giovani e diversamente giovani, tutti a fare lo spot per il dodicesimo uomo! Dario è la star. E così, dopo aver intonato canzoncine da stadio a suono di vuvuzela (ricordiamo l’amata “Steht auf, wenn ihr Schweizer seid”) e sventolato bandierine rossocrociate, giungiamo finalmente a Montreux.

Dopo aver sistemato i bagagli, ci rifocilliamo con degli ottimi panini e successivamente cerchiamo di riposare e di rimediare al nostro aspetto che il lungo viaggio ha sciupato. Poco dopo, vestiti di tutto punto nelle nostre divise rosse, ci ritroviamo alla fermata del bus-navetta che ci porterà nella zona della festa. Durante il breve viaggio viviamo i primi incontri con altri musicanti, accompagnati dai primi dubbi linguistici che ci caratterizzano come veri Momo’. 

 

Poi tutto si sussegue a ritmo incalzante… Prova generale: fatta. Le ultime raccomandazioni di mo. Pippo e si parte, con grinta ed entusiasmo, verso la sala del concorso. Nell’aria risuonano le note del brano imposto suonato dalla banda che ci precede, seguito poi dagli applausi; hanno finito. Ci mettiamo in fila ed entriamo. Una volta sul palco la concentrazione è alle stelle, ognuno occupa il suo posto e sa cosa deve fare. Aspettiamo l’OK della giuria e attacchiamo. Sarà per via del nome del brano a scelta (Flight, cioè “volo”) o per la melodia travolgente di quello imposto, il The Glenmasan Manuscript, ma la nostra esibizione spicca il volo terminando in un batter d’occhio.

Siamo soddisfatti, c’è un po’ meno tensione ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia: la tanto temuta marcia ci attende. Allineati come piccoli soldatini, sulle note precise dei tamburi, attacchiamo di sinistro e anche la marcia passa velocemente. Terminiamo perfetti, allineati all’incirca come alla partenza. Immobili: ci stanno ancora valutando.

Una volta rotte le linee, in noi regna ancora uno stato di trance; ci vuole qualche minuto per tornare sulla Terra, brindando con un Campari. È fatta! 

Ora ci attende una meritata cena ed una bella serata in compagnia.

Bande e Cuori

di Monica Maggi Tschui

Venerdì sera 7 ottobre, sala prove vestita a festa e atmosfera diversa. Si respirano l’emozione e la curiosità per una serata speciale. Entrando, troviamo tutto piazzato: cavi, microfoni, videocamere, e poi il regista, i tecnici del suono e quelli che, per noi profani, sono “molte altre persone indaffarate” che sistemano gli ultimi dettagli. Siamo all'inizio della registrazione di una puntata del nuovo programma RSI “Bande e Cuori” che andrà in onda il prossimo dicembre. Racconterà, attraverso un simpatico talent show, il “dietro le quinte” del mondo bandistico: le prove, lo stare insieme e il fare musica insieme.

I musicanti arrivano, chi puntuale, chi di corsa, chi direttamente dal lavoro. Ancora qualche minuto e poi CIAK, le macchine iniziano a girare e si registra. Una, due, tre volte. Arriva la cantante Judith Emeline (scoprirete il suo ruolo seguendo il programma). Si suona, si prova e si riprova e poi si deve votare chi ha talento musicale secondo ognuno di noi. Poi si chiacchiera, si suona nuovamente, si attende il risultato dei più votati ed infine si scrivono le proprie emozioni e il proprio vissuto MUN su un elegante foglietto rosso (quasi a non smentire quello che ormai è diventato il “nostro” colore!). 

È proprio sull'onda di alcuni di questi messaggi, più o meno anonimi, riportati sotto che vi invitiamo a seguire le Bande e i Cori della Svizzera italiana e a non perdere l'appuntamento RSI in prima serata dal 12 al 24 dicembre: vi ospiteremo un pochino nel nostro mondo.

L'entusiasmo contagioso dei nostri giovani

di Dario Piffaretti

Li abbiamo ammirati in occasione dei festeggiamenti del centenario, nei loro balli coreografici che accompagnavano il nostro cantautore Mattia. Li abbiamo sentiti ridere e cantare durante il viaggio in Pullman, direzione Montreux. Sono i nostri giovani: i giovani della MUN!

 

Li senti arrivare per la prova del venerdì sera: un allegro vociare amplificato dall’acustica dell’atrio delle scuole elementari. Si fanno notare, non c’è che dire, e portano tanta allegria e spensieratezza. Sono stanchi, come tutti, dopo una dura settimana di lavoro o di studio, ma hanno ancora tanta energia da spendere. È evidente che la sana amicizia che regna fra di loro fa da ulteriore stimolo, oltre, ovviamente, alla passione per la musica.

Non è sempre facile per il nostro caro Direttore Filippo “calmare gli entusiasmi”, richiedere la giusta concentrazione ed iniziare la prova con un’adeguata atmosfera: ci vogliono un paio di brani di riscaldamento (spesso rifatti più volte) e il giusto intervento di Filippo che richiama tutti al silenzio e al maggior impegno. Già, proprio tutti… perché anche i 50enni e i più “maturi” si lasciano coinvolgere e trascinare senza troppa fatica!

Ma questa è la MUN, questo è il mondo bandistico ticinese fatto di persone semplici, legate da amicizie di vecchia data o nate nella sala prove, persone che, sostenute sia dalla passione musicale che dal piacere di stare un paio d’ore in compagnia, hanno scelto un hobby che può diventare una vera e propria passione e in alcuni casi sfociare in un traguardo professionale. Capita infatti sempre più sovente di scoprire giovani talenti, sempre pronti all’esecuzione di brani impegnativi e a passaggi da solisti. Ai più anziani tornano alla mente i primi concerti, e insieme parliamo degli anni ’70-’80, dove i compiti più impegnativi venivano lasciati ai musicisti con maggiore esperienza mentre ai giovani veniva lasciata poca responsabilità. È un grande piacere vedere oggi, invece, con quale naturalezza alcuni giovani si destreggiano tra le note con coraggio, decisione e grandi qualità tecniche. Merito della loro passione, del talento che li accompagna, ma soprattutto grazie anche al nostro Filippo: una “bacchetta” professionale e di grande capacità comunicativa con una banda tanto giovane…un compito non sempre facile, ma probabilmente anche molto stimolante. 

Grazie Filippo! E grazie anche ai vice-maestri passati e presenti che portano anch’essi un grande contributo e aiutano sicuramente alla maturazione di giovani e meno giovani! W i nostri giovani, W la MUN e buon concerto a tutti!

Opere, Leggende, Viaggi

di Dario Piffaretti

 

L’abbiamo ascoltato, l’abbiamo suonato, ne abbiamo parlato. Ma ci siamo mai chiesti chi fosse veramente il Tannhäuser?

Tannhäuser (in alto tedesco medio Tanhûser; 1205 – 1270) è stato un poeta tedesco, erede dei Minnesänger, dei cui temi egli si servì. Nato in una famiglia di cavalieri di Salisburgo, partecipò alla sesta crociata del 1228, al seguito dell'imperatore Federico II Hohenstaufen, insieme a un'affollata compagnia di menestrelli e poeti cortesi, tra cui Freidank e, forse, Neidhart von Reuenthal Nonostante la riottosità nell'abbandonare le "gioie" assaporate nella bella "terra di Puglia", probabilmente si fermò a lungo in Oriente. Fece quindi una vita errante come poeta e cantore. Frequentò la corte di Vienna del duca d'Austria Federico II.

La leggenda

Secondo una leggenda, nella sua vita Tannhäuser trova il Venusberg (monte di Venere), il regno sotterraneo di Venere, e vive con lei per un anno. (La grotta della leggenda esiste veramente nei monti dell'Horselberg ). Dopo aver soddisfatto la propria ricerca d'amore tra le braccia di Venere, Tannhäuser, pieno di rimorsi, lascia quindi la dea e intraprende un viaggio fino a Roma, per chiedere perdono al papa Urbano IV. Il papa gli ricorda che il peccato commesso conduce alla dannazione eterna e che il perdono è possibile solo in presenza di un miracolo: la fioritura del suo bastone pastorale. Tre giorni dopo Tannhäuser torna a Vienna e il pastorale del papa fiorisce. La leggenda è stata accolta nel Volkslied e messa in musica da Richard Wagner nel suo Tannhäuser.

L’opera

Tannhäuser (Tannhäuser und der Sängerkrieg auf Wartburg, Tannhäuser e la gara dei cantori della Wartburg) è un'opera in tre atti, composta da Richard Wagner, ispirata alle due leggende tedesche di Tannhäuser e delle gare poetiche dei cantori della Warburg. I temi chiave sono l'opposizione fra amore sacro e profano, e la redenzione tramite l'amore (tema presente in molte opere di Wagner). Wagner diresse la prima al Semperoper di Dresda nel 1845; la nipote Johanna Wagner interpretava la parte di Elisabeth e Wilhelmine Schröder-Devrient era Venus.

Tracce del Tannhäuser nel castello di Neuschwanstein

Il castello Neuschwanstein è un castello costruito alla fine del XIX secolo e situato nel Sud-ovest della Baviera nei pressi di Füssen, nella località di Schwangau, di fronte al castello di Hohenschwangau, con possibile richiamo all'idea di Nuova roccaforte del Cigno; tale nome è collegato infatti alla sua costruzione nel territorio di Schwangau - Contea del Cigno - avvenuta successivamente rispetto ad altri castelli più antichi. Commissionato dal re Ludovico II di Baviera come ritiro personale ed omaggio al genio del musicista Richard Wagner da lui particolarmente amato, Ludovico pagò per la costruzione del palazzo coi propri fondi senza accedere al tesoro di Stato. Il re amava rimanere isolato dal mondo e questo luogo era divenuto per lui un rifugio personale, ma dopo la sua morte nel 1886 esso fu aperto subito al pubblico, desideroso di visitare quello che veniva decantato come un progetto fantasioso. Può essere annoverato fra i castelli e le fortezze più visitati in Europa: circa 1,4 milioni di visitatori all'anno, di cui 6000 al giorno solo in estate[1]. È aperto al pubblico dal 1886 e da allora è stato visitato da 60 milioni di persone. Negli ultimi anni è stato proposto per le sette meraviglie del mondo moderno ed è il soggetto di numerosi puzzle e poster.  Nel 2013 ne è stato completato il restauro dopo 13 anni dall'inizio dei lavori. Ha ispirato i castelli delle fiabe della Walt Disney, che lo prese a modello per alcuni tra i suoi più celebri film d'animazione, tra cui Biancaneve e i sette naniCenerentolaLa bella addormentata nel bosco e Rapunzel. Ha ispirato il castello di Pandora della serie anime I Cavalieri dello zodiaco. Nel castello sono stati ambientati innumerevoli film, ad esempio era il "palazzo di Vulgaria" nel film Chitty Chitty Bang Bang.

La costruzione iniziò sotto il regno di Ludovico II di Baviera conosciuto anche come "il re matto Ludovico". Il castello trae il suo nome da Lohengrin, il Cavaliere del Cigno (Schwanritter) dell'opera di Richard Wagner e fu progettato dall'architetto Eduard Riedel, e dagli scenografi Christian Janck e G. Dollmann, sotto la stretta supervisione del Re committente. Infatti il castello può essere considerato un monumento dedicato al compositore, amico e idolo del Re, che considerava l'opera di Wagner quasi alla stregua di una religione. Fra le abitudini del Re c'era quella di assistere da solo a teatro alle rappresentazioni delle opere di Wagner, che conosceva a memoria. Tuttavia, Richard Wagner non visitò mai il castello di Neuschwanstein. Ludovico II inviava le seguenti righe di ammirazione, nel maggio del 1868, all'adorato Richard Wagner:

«È mia intenzione far ricostruire l'antica rovina del castello di Hohenschwangau, nei pressi della gola prodi Pöllat, nello stile autentico delle antiche fortezze dei cavalieri tedeschi e devo confessarVi di rallegrarmi molto all'idea di potervi soggiornare un giorno (fra tre anni); vi dovranno essere sistemate numerose camere per gli ospiti, confortevoli e accoglienti, dalle quali si potrà godere una stupenda vista sull'augusto monte del Säuling, sulle montagne del Tirolo e sulla vasta pianura; Voi Lo conoscete bene, l'adorato ospite che vorrei ospitarvi; il luogo è uno dei più belli che si possano trovare, sacro e inavvicinabile, un tempio degno di Voi, divino amico, che faceste fiorire l'unica salvezza e la vera benedizione del mondo. Vi ritroverete anche reminiscenze dal 'Tannhäuser' (Sala dei cantori con vista sulla fortezza sullo sfondo), dal 'Lohengrin' (Cortile del castello, corridoio aperto, sentiero per la cappella); in ogni senso questo castello sarà più bello e confortevole di quello più in basso di Hohenschwangau, che annualmente viene dissacrato dalla prosa di mia madre; gli Dei dissacrati si vendicheranno e si tratterranno con Noi, lassù sulle ripide cime, allietati dall'aura del Paradiso.»

 

 

Il musicista

di Lorenza Bernasconi

 

Nella vita di tutti i giorni si possono incontrare persone che svolgono professioni diverse… e a volte capita di incontrare il musicista. Spesso lo si riconosce subito: sembra il facchino di un hotel oppure un venditore ambulante, pieno di borse e strumenti; pare che, ogni volta che si sposta, porti la casa con sé. Uno lo guarda e pensa “Poverino, chissà se ce la fa a portare tutto?”, “Forse ha bisogno di una mano...”, “Speriamo non gli cada nulla!” Ma il vero pensiero è: “Chissà cosa fa di professione oltre a questo!”.

Ebbene sì, fare il musicista non viene considerata una professione dalla maggior parte delle persone che incontri, e a loro vorresti spiegare cosa vuol dire esserlo e avere questo privilegio. Essere musicista vuol dire avere una passione immensa e dare tutto se stesso per la musica. Quale altra professione permette di mettersi in gioco sempre e ovunque? Quale mestiere ti offre l’occasione di dire chi sei e cosa provi? E soprattutto, quale lavoro ti concede la possibilità di emozionare gli altri e di esprimere chi sei senza parlare? Ogni volta che penso di non farcela, che è troppo difficile, che ci sono troppe cose da fare, mi fermo subito perché mi rendo conto, invece, che nessuno è più fortunato di noi musicisti: il nostro lavoro implica molti sacrifici, ripagati però dalle gioie che si ottengono. Talvolta mi capita di non poter suonare per qualche giorno di fila e appena apro la custodia del mio strumento penso subito a quanto mi siano mancati il suono delle sue corde e l’intimità con lo strumento stesso. Quali altri lavori ti fanno sentire questa mancanza? Pochi, o forse nessuno. Per me lo studio è quasi sempre più un piacere che un obbligo. 

Prendo spesso il treno e, in questi pochi momenti in cui mi posso fermare e far riposare un attimo la mente dai mille turbinii di pensieri e cose da fare, mi piace ascoltare i cosiddetti “fatti altrui” e in questi anni non ho mai sentito una sola persona parlare con gioia della propria professione. Solo lamentele per la mole di lavoro, per lo stipendio e per i colleghi. Ogni volta, allora, sorrido e rifletto su quanto sono stata fortunata a scegliere questa strada, che nell’insieme offre molte soddisfazioni. Essere musicista vuol dire sopportare sacrifici, viaggiare, non accontentarsi, suonare da soli, suonare con gli altri, insegnare, sviluppare la creatività, emozionarsi ed emozionare, imparare a lottare (perché i no e le sconfitte sono a volte maggiori delle vittorie); vuol dire molte cose... ma vuol dire soprattutto essere consapevoli che pochi sono fortunati come noi. Nella vita, in generale, è peccato accontentarsi di quello che si ha, se non ci rende felici. 

La musica spesso aiuta ad evadere da tutto lo stress che ha ormai invaso la nostra società. Questa possibilità di distacco e di relax è merito di tutti coloro che ogni giorno si svegliano, prendono i loro strumenti e vanno a lavorare (il musicista raramente sente la parola “vacanza”) per permettere alle persone di provare ancora sentimenti genuini e di divertirsi ascoltando la musica.

“La musica è una delle vie per le quali l’anima ritorna al cielo.” (cit. Torquato Tasso).  

La Festa Federale di Musica di Montreux 2016

di Luca Sala

 

Con l’edizione del 2016, la Musica Unione di Novazzano ha partecipato alla sua quarta Festa Federale di Musica, dopo Lugano 1991, Friburgo 2001 e Lucerna 2006. Per la società musicale di una piccola comunità come la nostra, aver partecipato più volte a una tale manifestazione è motivo di orgoglio, anche perché l’impiego di tempo e denaro si rivela di volta in volta molto elevato.

Questa volta la Festa Federale si è svolta in Romandia, nella ridente e internazionale città di Montreux, che è adagiata sulle sponde del magnifico Lago Lemano. Montreux è molta legata alla musica, infatti ogni anno nelle magnifiche sale “Strawinsky” e “Miles Davis Hall” si tiene un rinomato festival jazz che attira musicisti e pubblico da tutto il pianeta. L’avvicinamento alla meta è cominciato di buon mattino lo scorso sabato 18 giugno. L’itinerario scelto ha attraversato buona parte della Svizzera e la comitiva della MUN è giunta a destinazione verso mezzogiorno. I nostri musicanti sono stati alloggiati in un vecchio ed incantevole albergo situato in collina sopra la città. Dopo un frugale pasto, e dopo aver indossato la nuova fiammante divisa, la Musica Unione si è rapidamente trasferita in centro, dove si sarebbe tenuta la sua esibizione.

L’esecuzione dei due brani in programma si è tenuta al “Petit Palais” a partire dalle 15.40. La Musica Unione, sotto la direzione del maestro Filippo Bassi, ha eseguito dapprima il brano imposto “The Glenmasan Manuscript” di Marc Jeanbourquin, e in seguito il brano a libera scelta “Flight” di Benjamin Yeo. Il punteggio complessivo di 177.33 è stato buono e ha permesso alla MUN di ottenere un più che onorevole decimo posto.

Analizzando un po’ più in profondità il risultato si nota che i nostri musicanti hanno suonato in modo eccellente il brano a libera scelta e bene il brano imposto. Questo è dovuto probabilmente a qualche incertezza e a una certa timidezza nell’esecuzione del difficile pezzo di Jeanbourquin. Si deve anche tener conto della giovane età di buona parte dei musicanti e della loro prima partecipazione ad una Festa Federale. Davvero tutt’altra musica è stata l’esecuzione verso le 19 della marcia “Arosa” del grigionese Oscar Tschuor sul magnifico boulevard di Montreux. Malgrado la buona qualità musicale, la disciplina di marcia non è stata di certo ottimale e il risultato finale è stato solo discreto. Un grande grazie va al nostro socio attivo e maestro Samuel Arrigo, che si è messo a disposizione per guidarci in questo arduo esercizio. La Musica Unione farà sicuramente tesoro delle osservazioni e consigli scaturiti dai rapporti dei giurati.

La serata poi è trascorsa sul lungo lago, tra le accattivanti proposte culinarie delle diverse bancaralle presenti e il ritmato concerto di una band rock locale, culminato nell’esecuzione del celebre brano dei Deep Purple “Smoke on the Water”, che rievoca l’incendio nel 1971 al Casinò di Montreux: durante un concerto di Franck Zappa and The Mothers of Invention, un incauto spettatore sparò un razzo che mandò in cenere lo stabile, in seguito ricostruito nel 1975. La giornata di domenica i musicanti l’hanno trascorsa in tutta libertà, girovagando sul lungolago oppure ascoltando le altre formazioni presenti, in special modo le brass band di prima categoria, che si sono esibite nella bellissima e acusticamente perfetta sala “Strawinsky”. È stata l’occasione per giovani e più anziani di ascoltare formazioni con un organico strumentale molto raramente presente alle nostre latitudini.

Testimonianza di un giovane musicante

di Luca Eiholzer

 

Ero in quarta elementare. Un giorno la maestra comunicò alla classe che saremmo andati a sentire degli strumenti della banda nella sala municipale. La MUN aveva organizzato una presentazione per le scuole di Coldrerio ma, malgrado fossi affascinato da tutte quelle “cose” attorcigliate, piene di chiavi e pistoni, non mi sarei mai messo in testa di iscrivermi alla scuola allievi della banda. Mio fratello, al contrario, volle subito partecipare e, visto che allora frequentavamo le stesse attività nel tempo libero, per forza di cose cominciai pure io.

Inizialmente (come, penso, tutti i giovani musicisti) volevo suonare la batteria, ma dopo una seconda presentazione, questa volta nella sede presso le scuole elementari di Novazzano, mi trovai indeciso tra il sassofono e il clarinetto. Siccome la banda era carente di sax contralti, quello strumento mi fu presentato particolarmente bene. Inoltre, a pochi giorni dalla scelta definitiva dello strumento, mi fu di particolare aiuto mio padre, che definì il suono del clarinetto “un po’ moscio” rispetto a quello caldo del sax, che ha inoltre il pregio di essere ricurvo: ciò è di aiuto al musicista, che può sentire meglio la melodia che produce. Al di là di questo consiglio tecnico, ciò che contò per me fu il fatto che trovavo il suono del clarinetto veramente moscissimo e quindi finii (fortunatamente) per suonare il sassofono contralto.

Un po’ per caso, dunque, mi avvicinai alla passione più grande della mia vita! Da quando sono entrato a far parte della MUN ho suonato in diversi gruppi scolastici, in formazioni ristrette della banda, come la “MUNèla”, e in altri complessi strumentali. Le emozioni più forti, però, le ho sempre provate indossando la mitica divisa rossa o il vecchio giacchettino della banda (riservato allora agli ultimi arrivati). Marce, sudate, festeggiamenti, brindisi, prove, trasferte, ma soprattutto tante risate. Ho, in particolar modo, un bellissimo ricordo del centenario e della festa federale della musica di Montreux.

In futuro spero di continuare a coltivare questa mia passione con la MUN, di passare momenti piacevoli con il brass quintet che ho formato di recente – composto da liceali che come me suonano in diverse bande del Mendrisiotto – e, perché no, potermi esibire con loro in tutta la regione.

Ringraziamenti: ringrazio mia mamma per il servizio taxi che ha svolto per me e mio fratello in questi anni musicali.

P.S.: nessun rancore, clarinettisti, ma mio padre aveva ragione! W la MUN!

 
 
 
 
 
 
 
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