L'Unione Fa La Musica - L'archivio

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Aria di Festa

di Laura Terzi

Cari amici della MUN,

Ogni volta che si attende con ansia un evento, si ha poi come l'impressione che il tempo ci sia sfuggito, perché con tutte le ore investite affinché tutto fosse perfetto, in pochi attimi è passato. Il tempo non si ferma per nessuno, per questo è importante viverlo appieno, ed è quello che la MUN ha fatto in questo anno: non abbiamo perso occasione per festeggiare, per stare insieme e per omaggiare la nostra società del suo onorevole traguardo centenario. Ho impressi nella memoria molti sguardi divertiti e felici, il suono delle risate, il bel rumore fragoroso degli applausi e delle voci, conservo un numero infinito di emozioni e di sensazioni che custodisco gelosamente, perché sarà bello poterle raccontare un giorno e riuscire a far capire che è stato davvero un gran bell'anno di FESTA!

GRAZIE a tutti voi, alle pazienti famiglie della MUN, ai nostri compaesani, ai colleghi musicisti di altre società, a tutti gli amici, soci, sostenitori e simpatizzanti, perché avete contribuito a dare nuovo slancio ed energia a questa banda. Siamo ancora pervasi da quella bella aria di FESTA, infatti non abbiamo perso tempo per lanciarci in una nuova sfida come la Festa Federale della Musica di Montreux nel 2016 e sfruttiamo ogni occasione per sfoggiare con orgoglio la nostra divisa rossa fiammante.

Permettetemi un doveroso e accurato GRAZIE al comitato MUN100, che ha dato anima e corpo alla MUN, portando avanti i molteplici progetti con determinazione. Ognuno di loro ha investito tantissima energia e tempo alla nostra banda, personalmente ho imparato tanto da ognuno di loro e li ringrazio soprattutto per aver contribuito a trasmettere entusiasmo e allegria, perché in fondo se non ci si diverte che senso ha? E allora facciamo in modo che le belle parole di Mattia siano valide anche negli anni a venire: cent'anni di musica, un anno di festa, festeggiamo come fosse l'ultimo giorno che resta, uniti per passare quest'anno in allegria. Leggete queste pagine, venite ad ascoltare il nostro concerto, e potrete constatare di persona quanto questa bella grinta ci appartenga. Noi suoniamo per voi, vi aspettiamo numerosi!

E un giorno

di Athos Poretti

E un giorno mi chiesero: -Che cos’è per te la musica? – 

Sorpreso, sulle prime non sapevo da che parte iniziare nell’impostare la mia risposta. Come se si fosse aperta la saracinesca e l’acqua inondasse in modo impetuoso il canale oltre la chiusa. Anzi, a ben guardare, nella mente l’acqua tracimava oltre gli argini, portando benessere ad una terra inaridita da troppe speculazioni. E non poteva essere diversamente, tanto la ritengo gioiosa, piacevole e bella questa nobile arte: la musica.

Già gli Antichi si accorsero e la innalzarono al rango delle divinità: Euterpe, la musa della musica. L’uomo da sempre si è servito della musica per accompagnare i momenti importanti del suo vivere. Fin dalla notte dei tempi ha cercato in lei la luce della gioia e della consapevolezza. Il  rumore nella storia del mondo animale può diventare suono e va a comunicare il messaggio. L’uomo in più non si è accontentato di modulare la sua voce – il primo strumento musicale – come gli altri animali, ma ha costruito una miriade di strumenti che differenziano in modo inequivocabile i suoni, sviluppando una gamma pressoché infinita di possibilità. Non pago, ha inventato una grafia specifica per la riproduzione di questo linguaggio, rendendo possibile la ripetizione del messaggio nel tempo e dunque nella storia dell’uomo. In questa ricerca il musicista traduce il rumore in suono e il suono nella trasmissione di una  vibrazione interiore; allo stesso modo come lo scrittore passa dal segno della grafia al significato della parola e dunque al segnale dell’emozione. Quel noto brano musicale che nel raggiungere l’esecutore e l’ascoltatore crea un particolare umore, rinnova la sensazione di profondo coinvolgimento tutte le volte che viene suonato. Ha meno senso scolpire due volte la stessa statua o ripetere su due tele diverse lo stesso quadro – se non per acquisire una qualificata abilità nell’esecuzione -. Ecco dunque anche il fischiettare, il canticchiare quel motivetto che ti lascia a fatica. Quante volte al termine della prova andiamo a casa accompagnati dalla melodia dell’ultimo brano suonato.

La musica è spesso espressione del proprio stato d’animo. Quando insegnavo, i miei allievi capivano il mio umore dalla fischiettata mattutina. Ho sentito più di un alunno bisbigliare nell’orecchio del compagno: - Oggi non fischia, è arrabbiato! –

Le piacevoli emozioni che la musica trasmette, aumentano se vengono condivise. Ecco il gruppo musicale degli anni giovanili ( e non solo ) , quando sembra che il mondo si regge solo perché ci sei tu. E poi l’arrivo dell’esperienza bandistica.

Sempre a denominatore comune rimane quel contatto con le persone, quei momenti aggregativi che alimentano la nostra quotidianità: l’arte che nel porsi in quella certa maniera cerca il consenso dei fruitori. Affrontare l’ostacolo; adattare l’asticella; riuscire a superarla con l’aiuto di tutti i musicanti, questa è gioia pura , anche quando i tuoi muscoli oramai non ti permettono più balzi da capogiro. Già, lo strumento che suoni ti concede ancora – anche a una certa età – “ ottime partite, piacevoli passeggiate anche oltre i 3000 “.

 

È davvero così, che con l’UNIONE SI FA LA MUSICA.

Ancora buon compleanno!   

Grazie MUN100

di Laura Terzi

Nel lontano 6 aprile 2008 un gruppetto di lungimiranti sostenitori della MUN ha iniziato a lavorare preparando il terreno per questo Centenario. Nonostante sembrasse tutto ancora lontanissimo, si sono trovati e hanno iniziato a mettere sul tavolo molte proposte, a farsi conoscere, a raccogliere sostenitori e lentamente hanno dato forma ad un vero e proprio carnet di progetti che durante questo 2015 abbiamo avuto modo di vivere … Grazie Cere, Paulìn, Linda, Katia, Nello, Alberto, Joan, Mec, Steven, Magio, Lupo, Quiry, Panz, Dario, Adriano, Athos, Prof e Luca. 

Ho avuto modo di vedere, partecipare e vivere l’entusiasmo del gruppo, ho respirato la voglia di far bene, nonostante punti di vista diversi. Ho tanto ammirato la loro tenacia e ho sorriso al pensiero che alcuni di loro non sono soci attivi, sono persone semplicemente legate alla MUN per il loro vissuto di musicante o per l’amicizia con MUN-membri oppure per il solo attaccamento alla società e al suo significato per il comune di Novazzano. 

Qui di seguito tengo a fare una carrellata degli eventi e dei progetti che sono stati portati avanti durante tutto l’anno del Centenario:

  • Collaborazione con la commedia GTU (2014)

  • Concerto all’oratorio parrocchiale con il gruppo «Jack in the box» (gennaio 2015)

  • Concerto all’oratorio parrocchiale con il gruppo «Ninfea Blues Band» (marzo 2015)

  • Concerto in Chiesa con il «Quintessenza Brass» (aprile 2015)

  • Assemblea annuale della federazione bandistica ticinese con cena (aprile 2015)

  • Festa cantonale delle Minibande (aprile 2015)

  • Festeggiamenti ufficiali MUN (5 giorni a maggio 2015)

  • Concerto dei corni delle alpi di Nendaz (giugno 2015) 

  • Compleanno in piazza con concerto del Jazz Lounge Quartet ed esibizione della formazione di Flamenco Manos Como Palomas (29 luglio 2015)

  • Festeggiamo la centenaria Scuola Agraria di Mezzana (ottobre 2015)

  • Concerto della Filarmonica Unione San Pietro “la battaglia di Marignano” (dicembre 2015)

  • Progetto «DVD del Centenario»: raccolta di dati, testimonianze, fotografie, racconti, interviste e realizzazione del DVD

  • Progetto «CD del Centenario»: selezione di brani suonati dalla MUN che ben rappresentano i cento anni di storia della società

  • Progetto “Ul Tacuin da Nuvazan 2015”, distribuito l’anno scorso a tutti i fuochi

  • Progetto Comune Fiorito

  • Partecipazione al programma RSI “La domenica in Comune” (maggio 2015)

  • Realizzazione del sito www.centenario.ch

  • Oltre ad aver partecipato, collaborato e marcato presenza in molte altre attività comunali

 

E’ stato un anno denso di impegni e di lavoro, ma anche un anno ricco di amicizia, di risate e di momenti indimenticabili. A nome della grande famiglia MUN un grandissimo GRAZIE a tutti voi, perché le immagini e le emozioni che ognuno di noi ha oggi ben salde nella memoria non sarebbero così ricche di colore, senza di voi! W il MUN100, W la MUN!

La giacca rossa nel mio armadio

di Dario Piffaretti

C’è sempre una prima volta. Ancora oggi non mi sembra vero: cinque o sei volte all’anno indosserò una giacca rossa. 

Il rosso non ha solo un significato, ma molteplici. Il rosso è stato fin dall'antichità un colore impregnato di significati. Innanzi tutto facciamo presente che il rosso è il colore del sangue, dei muscoli e del cuore elementi indispensabili alla nostra vita. Non per niente gli antichi romani veneravano il Dio Marte, re della guerra il cui colore rosso stava a significare il sangue sparso durante le battaglie. Ed infatti il rosso ci indica il valore dell'aggressività, della voglia di fare, di vincere e primeggiare, della passione, della fiducia in noi stessi. Tutti sentimenti molto forti che indicano uno stato di eccitazione, ma allo stesso tempo di fierezza e orgoglio.

E’ proprio così, alla fine ne siamo fieri e orgogliosi. La nostra nuova divisa ha fatto e farà sicuramente discutere, ma è il risultato di una votazione democratica avvenuta durante un incontro presso la nostra sala prove. Avevamo tre opzioni: grigia, blu e la preferita dalla maggioranza: giacca rossa, pantaloni neri.

 

31 maggio 2015: una splendida giornata per festeggiare con le filarmoniche amiche presenti, la popolazione novazzanese e gli amici di sempre. Stupore, ammirazione, perplessità…alcuni dei sentimenti che mi sembra di percepire cogliendo gli sguardi del pubblico presente, mentre sfiliamo verso il centro paese. Alcuni amici si avvicinano ed esprimono il loro parere. Non voglio cadere nei soliti luoghi comuni e quindi mi limito a riportare il commento di un amico trombettista della Filarmonica di Stabio: “non ho ancora deciso se mi piace la vostra divisa ma nutro ammirazione per la vostra scelta, indossarla nel canton Ticino è dimostrazione di coraggio e di originalità”. Parole sincere che mi hanno fatto comunque piacere.

Sono passati solo quattro mesi da quando c’è una giacca rossa nel mio armadio, non mi sono ancora abituato, non indosso mai niente con questo colore. Dovesse venirmi qualche dubbio, mi guarderò attorno, sfoglierò un libro o una rivista e mi renderò conto che non siamo e non saremo soli.

"Quando non ho più blu, metto del rosso." Pablo Picasso

Il centenario dietro le quinte

di Monica Soldati

 

L’anno del centenario. Ammetto che erano parole che mettevano una certa ansia. In primo luogo perché non sapevamo cosa ci attendeva esattamente e fino a dove saremo potuti arrivare. Così non nascondo di essere rimasta intimorita quando, a giugno 2014, mi chiesero di entrare a far parte del Consiglio Direttivo. 

Ho messo allora sui due piatti della bilancia i pro e i contro e questo ha determinato la mia scelta. Fra i contro vi era il timore di un grande impegno e di una grande responsabilità, senza contare la consapevolezza della mia inesperienza. L’ombra minacciosa dell’anno del centenario si stava avvicinando sempre di più e questo acutizzava la mia incertezza. Nei pro c’era la voglia di fare una nuova esperienza arricchente, il piacere di poter dare il mio contributo, seppur giovane e acerbo, l’interesse di capire come funziona il dietro le quinte di una banda affiatata e unita come la MUN. Ho esitato ancora un po’, ma alla fine la curiosità e il desiderio di lanciarmi in una nuova avventura hanno prevalso. Ho così accettato di intraprendere questo viaggio la cui meta mi era ignota, ma che, in fondo in fondo, prometteva bene. È bastata la prima riunione di Consiglio Direttivo per dissipare ogni mia preoccupazione. L’impegno era ed è reale, il lavoro non manca e situazioni difficili e delicate ce ne sono state e ce ne saranno sempre. Ho scoperto però un gruppo di persone con la volontà e la voglia di lavorare assieme, di trovare compromessi, di mettersi in gioco. Persone molto diverse fra loro, ma che insieme riescono a creare una bella atmosfera e un’importante armonia. No, non mi pento della mia scelta, e la soddisfazione di veder realizzati i progetti è il miglior compenso.

L’anno del centenario infine è arrivato. Abbiamo ricevuto sorrisi, gioia e un aiuto incredibile da parte di tutta la popolazione e di tutte le società di Novazzano. La MUN ha mostrato tutto il suo entusiasmo, pronta ad affrontare altri cento o anche mille anni di attività. L’emozione e l’orgoglio di indossare la nuova divisa davanti a un pubblico così caloroso, la bellissima mostra nella Sala Giorgio Cattaneo, il nostro fantastico gruppo di giovani; questi e altri momenti hanno scritto indelebili e indimenticabili ricordi sulle pagine della nostra memoria. La meta di questo viaggio è certamente quella di assicurare un brillante futuro alla MUN, ma soprattutto vi è la volontà di creare un presente degno di nota. 

 

L’anno del centenario. Non era poi questo grande avversario.

L’anno del centenario. Un’emozione, una canzone, un grande anniversario!

 

Innamorato dell'Euphonium

di Simone Piffaretti

 

Quando l'ho visto per la prima volta mi sono subito innamorato. Desideravo imparare a suonare uno strumento come mia sorella maggiore. Anche mia madre, quando era giovane, suonava il saxofono soprano. Gli strumenti che all'inizio mi attraevano erano: tomba, trombone e clarinetto e per questo la scelta non fu semplice. Quando arrivò il giorno della decisione lo vidi in tutto il suo splendore. La sua forma e la sua lucentezza mi attiravano molto. Ero molto incuriosito, uno strumento del genere non si vedeva tutti i giorni. Infatti a scuola, quando mi chiedono che strumento suono, nessuno sa della sua esistenza. Gli insegnanti ci fecero provare molti strumenti e io mi fiondai di corsa verso quell'intrigante opportunità. Dal primo soffio non l'ho più mollato. Ora ogni venerdì mi reco presso le scuole elementari di Novazzano per esercitarmi con i nuovi brani. È da sei anni che suono e due che sono socio attivo della MUN. 

La scuola allievi non è molto impegnativa, il primo anno si imparano le basi della teoria musicale. Dal secondo al quarto si comincia a navigare sul pentagramma con le note sinuose dello strumento scelto. Una volta all'anno c'è il saggio dei giovani musicanti. Ogni allievo deve eseguire un brano a scelta per mostrare ad un pubblico le proprie capacità apprese nell'anno. Al sabato c'è minibanda, ove si ritrovano gli allievi del terzo e quarto anno a provare dei brani, e per occasioni speciali ci sono anche dei concerti. Si può ulteriormente migliorare le proprie abilità musicali con quattro anni supplementari di perfezionamento. 

Entrato per la prima volta in banda ero un po' spaesato ed impaurito; e, grazie all'allenamento costante, sono riuscito ad acquisire maggior sicurezza. Quest'anno festeggiamo i 100 anni e sono soddisfatto di essere in un'associazione così stimolante. In conclusione, suonare, è come danzare liberamente con la propria fantasia, nel pentagramma.

Novazzano, due giorni all'insegna della Musica Bandistica Cantonale

di Luca Sala

 

Sotto l’etichetta del centenario di fondazione della Musica Unione di Novazzano, il fine settimana del 25 e 26 aprile 2015 il borgo del basso Mendrisiotto ha ospitato due eventi di risonanza cantonale: il sabato l’assemblea della Federazione Bandistica Ticinese, e la domenica la 19esima Festa delle Minibande. I due eventi si sono svolti presso le scuole elementari comunali e hanno riscosso un notevole successo. La settantina di delegati delle bande affiliate, hanno partecipato ad un’assemblea pomeridiana con molta carne al fuoco. Il presidente Fiorenzo Rossinelli ha edotto i presenti sulle varie problematiche sul tavolo del comitato della FeBaTi e ha offerto ai presenti molti punti di riflessione: balza all’occhio l’ormai cronica mancanza di membri del comitato cantonale e la difficoltà nel trovare società che organizzano le diverse manifestazioni. Il futuro del movimento è per il momento garantito, ma è giusto stare all’erta per trovare valide soluzioni per stare al passo con i tempi. I delegati hanno accettato l’ingresso di 4 nuove filarmoniche: La Filarmonica Alta Leventina, la Filarmonica Valmaggese, la Filarmonica  Curio-Castelrotto e la Banda dei veterani affiliati alla FeBaTi. Il consesso è stato aperto da un brillante concerto della banda dei veterani  diretta da Paola Benzoni, e durante lo stesso sono intervenuti con discorsi di saluto il presidente della Musica Unione Laura Terzi, il sindaco di Novazzano Sergio Bernasconi e il membro della direzione dell’Associazione Bandistica Svizzera Luana Menoud-Baldi. La serata è proseguita con un ricco aperitivo e un’ottima cena all’insegna della convivialità.

La kermesse del giorno dopo ha coinvolto più di quattrocento ragazzi provenienti da ben quindici formazioni distribuite su tutto il territorio cantonale, che si sono esibite nel seguente ordine: Minibanda Società Filarmonica Arognese, MiniFAM Filarmonica Alto Malcantone, Minibanda Unione Filarmonica Gambarognese, Minibanda regionale Lagomaggiore, Minibanda Filarmonica Capriaschese, Minibanda Balerna-Novazzano, Junior band Civica Filarmonica Lugano, Scuola Bandistica Regionale del Bellinzonese, Minibanda della Filarmonica Medio Vedeggio, Giovane banda Musica Cittadina di Chiasso, Minibanda Filarmonica Unione Carvina, Minibanda Filarmonica Verzaschese, Minibanda Società Filarmonica Agno, Minibanda Civica Filarmonica Mendrisio e Minibanda Filarmonica Faidese. La palestra dell’edificio scolastico, trasformata per l’occasione, si è rivelata una più che dignitosa sala da concerto. Il numeroso pubblico presente ha potuto apprezzare le esibizioni dei futuri bandisti in un’atmosfera gioiosa e spensierata. La meteo non ha gratificato completamente gli organizzatori, che comunque hanno offerto all’aperto a giovani e meno giovani varie attività ludiche: tiro con l’arco, arrampicata e giochi di destrezza con la sempre vicina Rigatoni Dance Band;  e presentato enti che lavorano a favore della comunità: pompieri, ambulanza, guardie di confine e l’azienda forestale Eco2000. Due giornate davvero ben riuscite,  che  dimostrano la vitalità del movimento bandistico cantonale e la naturale spensieratezza e giocosità giovanile. 

La prima volta non si scorda mai

di Mattia Monticelli

 

Il cuore a mille, sudavo come se fossi stato in una sauna, la gola si seccava rapidamente e la paura di non ricordarmi le parole, di dimenticarmi qualcosa è presente più che mai. 

Mi sono sentito così la prima volta che ho cantato, stressato emozionato contemporaneamente. Tante aspettative, la voglia di tirare giù quel capannone , sentirsi a casa sul palco, sentire il calore del pubblico, vedere i ragazzi esplodere ballando e riuscire a trasmettere le mie emozioni attraverso il testo della canzone. Dopo mesi di preparazione, ore di prove per il ballo, ore di canto, di prove live, ecco che il momento tanto atteso era arrivato. Tutto era pronto, ognuno al suo posto, mancava solo un mio semplice cenno al fonico per cominciare. Le prime note della canzone son uscite dalle casse, le mani tremavano e sudavano; il microfono amplificava ogni mio silenzioso respiro. Lo scenario nel capannone aveva cambiato immediatamente trama, la gente guardava incuriosita, i primi ballerini salivano sul palco e già le prime urla da parte del pubblico per un ulteriore incoraggiamento. "Benvenuti fra le righe della Musica Unione,..." e l'adrenalina era già in tutto il corpo, nelle mani che continuavano ininterrottamente a tremare e nella voce che era parecchio traballante per la tensione. Durante l’esibizione la musica è riuscita a trasportarmi via e a tranquillizzarmi, facendomi apprezzare ancor di più il momento magico che stavo vivendo. 

Ricordo ancora, qualche mese prima, in cui mi sono trovato in studio a registrare la canzone. Seduto sulla poltrona in studio leggevo e rileggevo il testo cercando di capire se qualche parola poteva essere sostituita da un’altra con più valore, con più significato. Durante la fase di registrazione, tuttavia, ho compreso che le parole erano esatte, la base su cui cantavo era proprio quella che volevo venisse utilizzata per racchiudere un piccolo grande traguardo. Un dubbio tuttavia continuava a tormentarmi quotidianamente: non sapevo se la canzone sarebbe stata apprezzata. Di regola ogni cantante ha i propri seguaci appartenenti ad una determinata  fascia d’età.. io mi sono ritrovato a scrivere e a cantare una canzone per “tutti", grandi e piccini. Questo ha sicuramente creato una ulteriore difficoltà. Avevo il compito di scrivere un testo che non fosse troppo “giovanile” e nemmeno trovo filosofico; dovevo avere una base che accompagnasse il testo e che potesse piacere sia ai giovani che ai più maturi. 

Alla fine dell’esibizione io e i ragazzi che hanno ballato siamo stati travolti da un’immenso applauso e questo ha sicuramente cancellato ogni mio dubbio colmandomi il cuore di una gioia infinita. Un applauso può valere anche più di una qualunque parola; ascoltare la folla acclamante mi ha riempito di gioia. Una volta sceso dal palcoscenico sono stato travolto da complimenti e da strette di mano che hanno concluso una serata unica.

Nei giorni successivi ai festeggiamenti del centenario ci siamo esibiti numerose volte di fronte ad un pubblico che si faceva coinvolgere con molto entusiasmo, sentivo la voce più sicura e le mani, per fortuna, avevano perso il vizio di tremare come matte. Sin dall’inizio avrei voluto possedere una maggior sicurezza e calma, potendo maggiormente portare sul palco maggiore gioia e calore, proprio come è poi accaduto dopo il nostro concerto di Gala.  Sapevo fin dall'inizio di avere la possibilità di fare qualcosa di insolito, di pazzo. È proprio per questo che ho chiesto di esibirmi sul palco (accompagnato dalla gioventù della MUN). Grazie a questa esperienza ho potuto dare voce ai miei sentimenti, ho potuto rendere realtà le mie aspettative, rendere canzone il mio testo "Benvenuti fra le righe della Musica Unione”. Mi ha riempito il cuore vedere quasi tutti i musicisti ballare al ritmo della mia canzone dando così inizio ad una serata indimenticabile (come d'altronde tutti e 5 i giorni dei festeggiamenti) .

L’ultimo giorno di festa, a seguito della sfilata e prima del pranzo, io e i ragazzi ci siamo esibiti un’ultima volta. La voglia di esibirmi era forte, avevo bisogno di rivivere un'ultima volta quelle incredibili emozioni. Ci siamo divertiti riuscendo a coinvolgere anche il pubblico che batteva le mani a più non posso. L'atto conclusivo del mio personale festeggiamento del centenario è stato  sicuramente il "mega selfie” (autoscatto) il quale ha potuto riportare in maniera indelebile tutti noi ragazzi e tutto il capannone con le mani rivolte verso il cielo.  Una foto, mille emozioni. “La magia della musica rende gli attimi migliori”.

Parole per la Messa della Memoria

di Don Ambrogio Bosisio

 

Cent'anni di una banda musicale: cent'anni di Musica Unione di Novazzano, con Novazzano e per Novazzano, ma non solo. Una banda è prima di tutto l'anima del proprio paese, della propria comunità: ma è anche una proposta, un itinerario, una cascata di note dovunque la banda si rechi. E la Musica Unione oltre a spandere le sue note in paese, le porta anche fuori, animando giorni e momenti di festa, di incontro, di condivisione. Una ricorrenza straordinaria come i cent'anni della Musica di Novazzano – che stiamo celebrando e sottolineando in questa fine di maggio speciale per il nostro paese – è prima di tutto un'occasione di memoria, di ricordo, di dovuta riconoscenza. Ed è bello che in un tempo dominato dalla fretta, senza pause e in cui si corre sempre di più, si cominci con uno sguardo all'indietro.

Ci ritroviamo qui, insieme, ora per pensare a quanti in questo secolo hanno dato tempo, energie, intelligenza, sensibilità e passione per un'idea alta di comunità e di festa. Sì, perché la banda è nata soprattutto per favorire l'incontro, per unire, per portare note liete, principalmente di festa. Le principali occasioni in cui la banda suonava e suona, infatti, sono le feste, quelle religiose e quelle civili. 

Questa Filarmonica, che ha radici antiche e che ci fa respirare lontane epoche di altre e ben diverse stagioni, prima che dai bandisti e dai dirigenti di oggi, è stata fatta da quanti la vollero e la formarono un secolo fa, in ben altre condizioni, da tutti i punti di vista. Si può dire che allora non c'era il vortice di impegni e di dispersione che caratterizza il presente. Allora il calendario conosceva ben altri ritmi: era segnato dalla civiltà contadina, con le sue usanze e le sue giornate. Ed erano giornate scandite dal suono delle campane, dalla vita nei campi: piena di fatiche indicibili, ma anche di una serenità che abbiamo largamente perduto. La banda era un po' il punto d'incontro per il paese, così come le filodrammatiche: era il suono, lo spartito di una comunità. Le solennità erano scandite dalle esibizioni della banda.

Quelle condizioni ci appaiono oggi già remote, lontanissime. In questi ultimi decenni è cambiato tutto del nostro vivere, del nostro stare insieme: se volessimo fare un'analisi, ne avremmo per una estesa dissertazione sociologica in materia. In questo quadro di forti mutamenti, che continuano con una rapidità che ci sorprende e sconcerta, qualcosa è rimasto con lo spirito di allora e di sempre. E questa è la banda. Per Novazzano è la lunga storia della Musica Unione con tutto il gran libro di uomini di ogni età che si sono spesi per far vivere e far crescere l'idea in cui avevamo creduto e per la quale si sono sacrificati. Siamo qui a rendere loro l'omaggio che hanno meritato, a dir loro grazie per quanto hanno saputo fare e dare, per la generosità e la lungimiranza della loro iniziativa che era ed è rivolta al paese tutto.

Ci sono distacchi che si attenuano nel tempo, altri che si misurano a distanza. Vi sono dolori lunghi, ferite che non si rimarginano, lacrime che diventano goccia amara di ogni giorno, così come scendono – spesso – veloci la dimenticanza, l'oblio, l'indifferenza, che è una piaga molto diffusa ai nostri giorni. La tendenza di oggi, lo vediamo bene, è di far poco conto dei meriti della gente quando è viva, degli stessi genitori e dei parenti più stretti, cosa ci possiamo aspettare per quella che è morta? La tristezza non sta forse nel constatare come il passato conta sempre meno per l'oggi e come la gente perda la memoria. La gratitudine è signorilità d'animo, intelligenza, giustizia e non ci si può troppo stupire se essa si spegne nel disinteresse che spesso dilaga nella società contemporanea. 

Mentre viviamo in un'aria che sembra disseccare tutto, arida e grigia, è bello vedere una comunità che si ritrova per onorare quanti hanno dato il loro prezioso apporto per una nobile causa, senza fini di lucro, solo accumunati dal piacere di suonare e di regalare emozioni alla gente. Sono queste persone, questi predecessori che hanno gettato le basi per far crescere la comunità di Novazzano e dentro la comunità, la banda. Sono loro che hanno seminato di sacrifici e di impegno, di pazienza e di dedizione nell'apprendere, questo secolo di vita della Musica Unione con i frutti che anno dopo anno sono maturati, sempre più abbondanti. Le gemme che di primavera in primavera sono sbocciate sull'albero via via più rigoglioso si devono alla loro linfa antica, alla loro intuizione, al loro prodigarsi costante per migliorare la qualità delle esecuzioni musicali, di concerti per la popolazione. Il venir qui con un pensiero per loro, con un gesto che è di affetto, di legame, di continuità dimostra quanto sia ancora sentito il dovere di risalire alle origini, di onorare molte storie di altruismo, di afferrare nel giusto e dovuto senso il mistero della vita, offrendo i fiori della memoria e della riconoscenza, in una staffetta di spartiti che travalica il tempo e le vicende, tra bandisti di ieri e bandisti di oggi. 

 

Essere qui riuniti in nome dei soci attivi e di quanti a vario titolo hanno sostenuto e sono stati vicini alla Musica Unione è motivo di orgoglio e di impegno rinnovato. Motivo di orgoglio perché dobbiamo sentirci onorati di appartenere a questa comunità che ha saputo esprimere così abbondante il suo senso di identità e di appartenenza. Motivo di impegno perché dobbiamo sentirci rinnovati nella volontà di continuare, di andare avanti, tenendo alto il prestigio acquisito e determinati a fare sempre meglio, nel solco di quanto loro hanno seminato e di quanto noi continuiamo a coltivare con amore, con la fiducia e la saggezza del contadino. Il quale sa che non è lui a fare le stagioni. Il contadino, quando è tempo, dopo aver dissodato la terra, va, semina e lavora perché le messi maturino. E sa perfettamente che un po' di pioggia non cancella la primavera. Così dobbiamo essere noi, pensando ai nostri cari e andando avanti sulla strada che ci hanno tracciato.

MUN, un viaggio attraverso la Musica

di Lorenzo Medici

 

Quando sei un bambino é più facile dire di no che saper scegliere ... per me tutto ció é durato almeno fino all'etá della patente.

Per cui l'influenza della famiglia, del posto in cui vivi, delle amicizie mi hanno spinto ad imparare uno strumento musicale nella "banda da Nuazàn". Anche lí si trattava di fare una scelta e ... una volta scelto il "trumbun a tir" il buon Nando mi disse che "tii Medici l'é mei che ta sonàt la trumba" ?! Inizia così la mio flirt con la musica in generale. Che dopo un travagliato periodo di studio embrionale dello strumento -conclusosi con un anno di ritardo per averne ripetituto uno- mi porta all'entrata nella MUN. Momento che ricordo con lucidità perché non volevo assolutamente continuare e, grazie alla determinazione dei miei genitori... decisi -in maniera recalcitrante- di provare almeno un anno.

 

Pochi anni dopo l'entrata in banda mi si é aperto un nuovo mondo di esperienze, contatti ed amicizie che non avrei mai immaginato fosse possibile e che durano oggi da oltre 40 anni. La banda rimane la mia formazione di provenienza e il mio habitat sociale che ancora oggi preferisco per le amicizie e per la forza di rinnovamento ed entusiasmo che sprigiona in me. Aver imparato uno strumento musicale in banda mi ha permesso anche di imparare e conoscere nuovi generi musicali spingendomi in un viaggio attraverso il quale o incontrato nuove amicizie e vissuto memorabili esperienze.

 

All'inizio degli anni '80 vengo Invitato a suonare assieme a dei ragazzi della Civica di Balerna e Mendriso in una piccola formazione (forse i primi segni di minibanda distrettuale .... la chimica e la voglia di suonare musica leggera assieme dà il via alla nascita della Momo Big Band. Formazione che per circa 7/8 anni cresce e fa diversi concerti nelle sagre e negli oratori del mendrisiotto e non solo. 

Da questa esperienza nascono tante nuove bellissime sfide bandische locali (banda di Ligornetto Balerna Mendrisio, Alto Malcantone). Arriva poi la prima banda giovanile della FeBaTi. Anni dopo Nasce la OFSI (orchestra a fiati delle Svizzera italiana) con la quale ho l'opportunità di conoscere il grande repertorio di musica per orchestre a fiato. Esperienza musicale questa che ci spinge ad affrontare con enormi successi 2 concorsi mondiali all'inizio degli anni novanta, come pure suonare a livello federale in diverse sale da concerto (fino alla Tonhalle di Zurigo).

Contestualmente  con alcuni musicisti ed amici nasce un quintetto di ottoni (Fair Brass) con il quale ci dilettiamo a suonare a matrimoni di conoscenti, parenti ed amici... questa attività dura da quasi 25anni. Assieme ad un amico da oltre 20 anni partecipiamo come trombettisti alle Processioni storiche di Mendrisio. Anche durante la scuola reclute ho la fortuna che la musica -la mia passione- mi accompagna in un interessante capitolo musicale con la Fanfara Militare.

Non sufficientemente appagato musicalmente nel periodo invernale -durante la pausa della banda- inizio a suonare nella RIGATONIdove l'entusiasmo e l'attaccamento alla società mi coinvolgono per quasi 30 anni.  Negli ultimi anni ho deciso di intraprendere nuovamente lo studio della tromba e mi sono indirizzato alla scuola di musica moderna di Lugano. Poi alcuni anni fa all'interno della scuola é nata l'idea ai professori di provare a comporre -vista la buona affluenza di allievi- una formazione jazz swing nello stile della Big band. Questo per permettere agli allievi di affrontare concretamente gli insegnamenti ricevuti e anche per affrontare diversi autori dello Swing che hanno siglato la storia di queste grandi formazioni Jazz. la formazione trova il consenso tra gli allievi ed i professori e questa esperienza con la formazione SMUM Big Band, mi permette salire -con tutta la modestia del mio apporto musicale- sul palco del Blues to Bop x 3 serate di fila , sul palco di 'Aspettando Estival' ed infine lo scorso anno sul palco di Estival il venerdì sera.

 

Tutto questo per ribadire che sono grato all'esperienza MUN perché é stata  per me la base che mi ha aperto tantissime porte e che mi ha aiutato a capire che la frontiera della passione é irraggiungibile e non ha età. Inoltre tutto questo é un'ottimo stimolo per mantenere un sano equilibrio tra la mia vita sociale, famigliare e privata. Sono contento di questa scelta e ringrazio di cuore la MUN durante questo suo importante compleanno. 

La MUN in ritiro - Giornate di Studio

di Antonello Ceronetti

 

Il centro di vacanza OTAF di Sommascona è composto da due case completamente ristrutturate, una di 85 posti letto ed una di 25 posti letto, completamente attrezzate e senza barriere architettoniche. Luogo ideale per organizzare colonie, soggiorni per scuole, gruppi culturali o sportivi, seminari aziendali. Dispone di tutte le infrastrutture necessarie e dispone di una sala conferenze di 80 posti e sedere separata dalla sala da pranzo.

 

Ricordi lontani, sotto la Direzione del mo. F. Arrigoni la MUN si “ritirava” qui, per preparare al meglio il concerto di gala. L’esperienza venne ripetuta per due anni consecutivi. Il sabato pomeriggio prova per ca. 3 ore, poi una passeggiatina nella simpatica frazione di Olivone per sgranchire gli arti inferiori, un aperitivo e un’ottima cena preparata da amici di Novazzano, che ci accompagnavano e mettevano a disposizione le loro capacità culinarie. In seguito la serata continuava in allegra compagnia e fra un po’ di musica, canti, una bibita e due barzellette si faceva un po’ tardi, per la gioia del maestro. Conseguenza già scontata: scarso rendimento alla prova della domenica mattina, dove i postumi della serata precedente si riflettevano nell’esecuzione, dove diesis e bemolle venivano dimenticati nelle custodie degli strumenti e la concentrazione di buona parte dei musicisti, a metà mattina, aveva già iniziato la discesa verso Biasca. Ci si rese ben presto conto che si trattava di una bella “gita” ma il risultato musicale non raggiungeva i livelli sperati, e così si pensò che una prova di tre ore alla domenica mattina nella nostra sala alle scuole di Novazzano avrebbe potuto tranquillamente sostituire un Weekend nella valle del sole.

 

In particolare i ricordi ci portano ad un fine settimana organizzato a Sommascona nella primavera del 2001, con lo scopo di preparare la Festa Federale di Musica, che i meno giovani ricordano ancora con grande piacere. Malgrado il tempo fresco e brumoso i nostri musicanti si ritrovarono un sabato dopo pranzo presso la casa di vacanza della Fondazione OTAF a Sommascona, nell’alta Valle di Blenio. Il pomeriggio era stato dedicato con grande impegno allo studio del brano imposto, prima in piccoli gruppi e poi con la banda al completo. Si trattava dell’ostico ma piacevole brano di Oliver Wäspi “Hibridean  Rapsody”. La sera, dopo una lauta cena preparata dalla brigata di cucina capitanata da Antonio Lurati, i presenti si sono sfidati  in un piacevolissimo gioco di squadra che ha divertito tutti, maestro Franco Arrigoni compreso, allora apprezzato direttore della MUN. Il mattino seguente, dopo una lauta colazione, di nuovo al lavoro musicale, prima del rientro pomeridiano a Novazzano.

 

La due giorni bleniese è stato il preludio ideale alla Festa Federale di Musica di Friburgo, dove la MUN nel giugno di quell’anno ottenne un brillante risultato. È ancora ben vivido il ricordo dell’applauso fragoroso e entusiasta del pubblico dopo l’esecuzione del brano a libera scelta “Slavia” di Jan Van der Roost, e l’emozione dei musicanti novazzanesi nell’apprendere le ottime note snocciolate dalla giuria.

 

Per rimanere in tema, l’amico Antonello ricorda:

"La Musica Unione alla Sagra paesana di fine estate e la prima giornata di studio fuori sede.

Correva l'anno 1988. Per la terza edizione della Sagra paesana di fine estate venne chiesto alla MUN se potesse offrire un momento musicale. Il Nando e la Pina, in età AVS e professionalmente sereni, si concentravano sulle prime edizioni delle vacanze al mare organizzate dalle sezione ATTE. "Fal ti, che ta set püséé bravu da mi "…con questa frase perentoria il Nando mi offri l'investitura ufficiale, che accettai con piacere.

Di buzzo buono, con l'aiuto dei soliti noti, di qualche strumentista amico e dell'archivio della Civica filarmonica di Balerna, (a quei tempi già "avanti "con il repertorio), presi a cuore questo impegno che portai fino al 1992. I concerti si tenevano nel capannone in via alla Chiesa e poi nella Curt da Belvédé. Memorabile quello del 1991 per il 700mo della Confederazione , con brani della tradizione e del folklore svizzero. In occasione del concerto del 1992 organizzammo per la prima volta nella storia MUN una giornata intera di studio, extra muros, a Muggio e pure di domenica. Era il 30 di agosto. Caricammo armi, bagagli e buona volontà e ci trasferimmo in valle. Fummo accolti in modo caloroso e signorile negli spazi della parrocchia e del comune con tanto di pranzo offerto. In serata un brillante concerto sul sagrato coronò gli sforzi di una giornata speciale.

Eravamo pronti! Diressi il mio ultimo concerto in questo ambito, dal 1993 Franco Arrigoni, giovane e pimpante, prese in mano la  situazione. Conservo ricordi bellissimi ed emozionanti.

p.s : per il concerto del 1992 organizzammo otto prove in agosto, due in settembre e naturalmente la giornata di studio.

Altri tempi..."

Uno strumento nobile: il fagotto

di Lorenza Bernasconi

 

Se la nostra mente spazia nell’ambito degli strumenti musicali ne trova una vasta gamma: ce ne sono di legno, d’ottone, a fiato e non. Il fagotto appartiene alla famiglia dei legni. Una volta ho sentito dire che, oltre ad appartenere alla famiglia dei legni e ad essere uno strumento a fiato, è anche uno strumento nobile. Ovviamente nessuna categoria tradizionale lo definirebbe tale. Chi mi ha suggerito questa affermazione lo aveva detto per far capire che il fagotto è uno strumento poco frequente nelle bande.

Esso deriva dalla dulciana, uno strumento rinascimentale. Questo antenato si evolve e diventa fagotto grazie alle sperimentazioni che avvengono soprattutto in Francia nel corso dei secoli. Da un punto di vista storico fino alla metà dell'800 si identificano due tipi di fagotto: il fagotto barocco e il fagotto classico. Cio è dovuto al fatto che alla fine dell'800 si delineano due tendenze di costruzione essenziali: il sistema tedesco Heckel, utilizzato ormai in tutto il mondo, e il sistema francese Buffet Crampon, oggi utilizzato solamente dall'orchestra dell'Opera di Parigi e raramente nel resto del mondo. Il suo timbro particolare, pieno e scuro, è dato dall'ancia doppia e dalla lunghezza e corposità del legno che lo compone. È uno strumento fondamentale in orchestra sia come basso, sia come solista. È uno strumento dalle notevoli capacità musicali, in grado di estendersi per tre ottave e mezzo.

Fu utilizzato nel periodo barocco da Vivaldi, il quale compose ben 39 concerti per fagotto. Ci fu poi il periodo classico che fu contrassegnato da un forte utilizzo del fagotto come strumento solista, da autori quali Mozart, Hummel, Danzi e Vanhal, solo per citarne alcuni. Weber, Saint-Saëns ed Edward Elgar lo utilizzano nel periodo romantico per sonate e romanze. Per chi volesse ascoltarli, di celebri passaggi che lo rappresentano, ci sono i passi della sinfonia n. 4 di Beethoven, quelli della sinfonia n. 8 di Schubert, di Sheherazade di Rimskij-Korsakov, quelli della sinfonia n. 4 di Čajkovskij, quelli di Pierino e il Lupo di Prokofiev (forse i più conosciuti), quelli del Bolero di Ravel e della Sagra della Primavera di Stravinskij. In ambito operistico apprezziamo invece il fagotto nella celebre aria "Una furtiva lagrima" dell'Elisir d'Amore di Gaetano Donizetti, ma anche nelle Nozze di Figaro di Mozart e nella Medea di Luigi Cherubini.

Del fagotto esiste inoltre una versione il cui canneggio è lungo il doppio, in modo da produrre suoni più bassi di un'ottava. Questo strumento si chiama controfagotto. Esso è però usato soprattutto nelle grandi orchestre.