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L'Unione Fa La Musica - L'archivio

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Noi, ragazzi della MUN al CMI di Casargo

di Chloe Bachmann e Matilde Terzi

Durante le ultime vacanze di Natale, con Matilde, Anna, Eliseo e Mattia, abbiamo partecipato al Campus Musicale Invernale (CMI) organizzato dal Corpo Musicale Mons. G. Bava di Lurago d’Erba, un paese in provincia di Como. Tre giorni interamente dedicati alla musica d’insieme con l’obiettivo di preparare un concerto finale, aperto al pubblico.

Questa esperienza ci ha lasciato un bellissimo ricordo e ci auguriamo che la lettura di questo breve resoconto possa invogliare altri giovani musicanti a parteciparvi. Il campus si tiene nel bellissimo e funzionale Centro di Formazione Professionale Alberghiero di Casargo, in alta Valsassina, immerso nel verde. Esso è costituito da due stabili: uno con gli alloggi, l’altro con le aule e l’auditorium.

 

Musicalmente l’esperienza offre l’opportunità di dedicare tantissimo tempo al proprio strumento e di confrontarsi con persone più esperte che aiutano a migliorare e superare i propri limiti, soprattutto a livello di resistenza! Infatti durante una giornata si suona circa sei ore suddivise in prove di sezione, di registro e d’insieme. Hanno un ruolo fondamentale i docenti, che sono sempre disponibili a sostenere e spronare in modo che ognuno dia il meglio di sé, restando in ogni caso comprensivi per quanto riguarda la fatica.

 

Altra parte importantissima è la gestione del tempo: quello a disposizione non è infinito, ma si hanno circa quattro giorni

per prepararsi al meglio per il concerto: questo significa che si deve rimanere sempre concentrati e focalizzati sull’obiettivo

finale. Le giornate però sono ben organizzate, con momenti di pausa e di svago per alleggerire l’impegno.

 

Per quanto riguarda l’aspetto sociale si crea una comunità composta da giovani di tutte le età, provenienti dal mondo ban-

distico della regione e non, con legami che si formano per durare nel tempo. Questo è favorito dalle serate ricche di attività

divertenti per la conoscenza reciproca come giochi e spettacoli. Anche il cibo e il servizio sono ottimi, grazie ai bravissimi ragazzi in Formazione Alberghiera, che ti fanno proprio sentire come in vacanza.

In conclusione possiamo ritenerci pienamente soddisfatte di questa esperienza unica nel suo genere e pensiamo che sia da

fare almeno una volta; noi, infatti, non vediamo l’ora di ritornarci questo inverno!

 

In tre parole: musica, amicizia e divertimento.

John Williams: Colonne Sonore Memorabili

di Lorenza Bernasconi

90 anni possono sembrare tanti o pochi, dipende qual è il nostro punto di riferimento. Sicuramente non possono passare inosservati i 90 anni di vita di John Williams. Lo scorso mese di febbraio, infatti, il grande compositore e direttore d’orchestra statunitense ha raggiunto questo importante traguardo.

 

Williams ha lavorato con registi come Steven Spielberg, George Lucas e Chris Columbus ed è vincitore di cinque premi Oscar per la miglior colonna sonora. Tra i film più conosciuti possiamo sicuramente nominare: la saga di Star Wars, Jurassik Park, Indiana Jones, Lo squalo, Superman e non da ultimo Harry Potter.

Nella sua carriera possiamo contare 5 premi Oscar, 25 Grammy, 4 Golden Globe, 3 Emmy e 7 BAFTA: nel complesso è stato premiato 182 volte e nominato ben 321. Possiamo quindi affermare che è stato ed è tuttora uno dei compositori di maggior successo. Pensate a un film famoso che vi ha colpito: molto probabilmente potrete risalire al suo nome per quanto riguarda la colonna sonora. Non è infatti da tutti riuscire ad entrare in questo modo nell’anima della gente che guarda i capolavori da lui musicati.

 

Se i film sopra citati, come tanti altri, hanno lasciato un segno così grande dentro la maggior parte della popolazione mondiale, è sicuramente merito suo. Senza nulla togliere ai grandi registi che hanno creato trama, scenografie e tutto l’insieme, ma parliamoci chiaro: un film senza musica che film è?! Erano sicuramente belli i cortometraggi in bianco e nero senza audio, ma sfido chiunque a dire che con un sottofondo musicale la loro resa non ne verrebbe amplificata. La musica ha questo effetto: ti permette di immedesimarti in qualcosa o in qualcuno, ti fa evadere, ti fa sognare, ti fa provare emozioni e John Williams in questo è un vero genio. Mi verrebbe quasi da dire che è attualmente il miglior compositore di colonne sonore.

Pensiamo a Harry Potter, di cui potrete ascoltare i temi principali durante il concerto della MUN: scegliete una scena qualsiasi che abbia un sottofondo musicale, riguardatela con audio e poi senza. Sono certa che nessuno di voi direbbe che la musica toglie valore a ciò che state guardando, bensì il contrario. Ricordo ancora quando sono andata per la prima volta a vedere il primo film di questa bellissima saga: mi sono innamorata. Mi sono innamorata della storia, dei fantastici paesaggi in cui era ambientata, dei personaggi – anche dei cattivi – ma soprattutto di lui, di Harry Potter, il maghetto prodigio.

Crescendo ho realizzato sempre più che questi apprezzamenti erano merito della meravigliosa musica che fa da sfondo a tutto il film. La colonna sonora che accompagna i sette film è conosciuta da tutti, anche da coloro che non hanno mai visto una sola scena e non amano questo genere di film. È una musica che ti entra dentro e ti colpisce: non puoi ignorarla né dimenticarla. È magica, esattamente come lo è Harry Potter e sono certa che nessun altro avrebbe saputo creare questa atmosfera come è riuscito a farlo John Williams con il suo grande talento.

 

Non mi resta dunque che invitarvi a venire a sentire la bellezza di questi temi, lasciandovi emozionare dalla musica meravigliosa di John Williams, con la quale ha fatto vivere Harry Potter e i suoi amici Hermione e Ron.

10 buoni motivi per suonare uno strumento a fiato

di Matteo Soldati

Quando chiedo ai miei allievi adolescenti se qualcuno tra loro sa suonare uno strumento, le risposte che ottengo di solito si riferiscono quasi esclusivamente ai “big 3”: pianoforte, chitarra, batteria. Solo se mi espongo, raccontando che suono la tromba, qualche timida mano precedentemente abbassata si alza a testimoniare la pratica di un clarinetto o di un corno in una banda della regione.

 

Perché non l’hanno detto subito? Forse che la popolarità dei “big 3” spaventa gli altri suonatori, i quali temono che ammettere lo studio di uno strumento a fiato li escluda dal gruppo dei più? E allora, sfatando il mito del suonatore di “trombetta” (così si espresse un mio ex-allievo) che starnazza alla sagra del paese, brandendo la tromba in una mano e un bicchiere di bianco nell’altra, proverò a elencare dei buoni motivi per cui un giovane dovrebbe rinunciare alla tentazione di corde, tastiere e tamburi, per avvicinarsi al mondo più etereo dei fiati.

 

Ecco dunque, dopo attenta riflessione – con la penna in una mano e un bicchiere di bianco nell’altra – un elenco di 10 buoni motivi per suonare uno strumento a fiato.

 

1. Sviluppo della sicurezza in sé stessi

Suonare uno strumento a fiato è come cantare: ci vogliono aria e suono. Non ci si può affidare a plettri e amplificatori, perciò si è maggiormente esposti di fronte al pubblico. E si sa che non è facile cantare in pubblico. Eppure, ogni volta che ci si esibisce, la fiducia nelle nostre capacità aumenta, e con essa la sicurezza in tutti gli ambiti della vita.

2. Controllo della respirazione

Suonare uno strumento a fiato allena il diaframma e in generale la capacità di controllare la propria respirazione. Anche i polmoni ne beneficeranno, poiché vengono allenati a una respirazione profonda e regolare.

 

3. Rafforzamento muscolare

Non solo si irrobustiscono i muscoli attorno alle labbra, essenziali per un buon controllo dell’emissione sonora, ma anche gli addominali (per l’uso del diaframma), e persino le braccia e la schiena che devono sostenere lo strumento.

 

4. Adrenalina

Quando ci si esibisce di fronte a un folto pubblico, ci si può sentire nervosi e con le farfalle nello stomaco. Eppure, l’adrenalina che produciamo in quel momento ci dà vitalità ed eccitazione, rendendo la nostra performance indimenticabile. Inoltre, l’adrenalina brucia calorie, fornisce energia immediata e ci fa stare bene.

5. Miglioramento della coordinazione

Tenere il ritmo è già difficile di per sé. Un suonatore di strumenti a fiato, oltre a tenere il ritmo, deve controllare la respirazione, muovere le dita nel modo giusto, leggere la parte, seguire il maestro… e a volte pure camminare a tempo! Perciò, praticare uno strumento a fiato permette di allenare la coordinazione tra vista, udito ed esecuzione manuale, migliorando la motricità fine.

6. Sviluppo emotivo

Imparare qualcosa di nuovo può essere divertente ma anche frustrante. A qualsiasi livello, ci si può trovare davanti a difficoltà apparente mente insormontabili, dall’apprendimento di un brano all’allenamento di una nuova tecnica. Il modo in cui ci poniamo di fronte alle difficoltà forgia il nostro carattere: se riusciamo a gestire la frustrazione, ad accettare i nostri limiti e a raggiungere degli obiettivi, otteniamo un senso di appagamento che ci rende emotivamente più stabili.

7. Socializzazione

Entrare in banda significa far parte di un gruppo di persone con età, formazione ed esperienze di vita molto differenti. Si entra in contatto con uno spaccato della nostra società, imparando a collaborare e a confrontarsi con persone diverse fra loro ma che hanno una passione in comune: la musica d’assieme. Le amicizie che nascono in banda durano nel tempo e a volte sfociano in relazioni stabili.

 

8. Diminuzione dello stress

L’idea di uscire di casa per andare a prova dopo una giornata di lavoro non è sempre entusiasmante, eppure trascorrere due ore immersi nel proprio hobby è un modo per non pensare alle difficoltà personali e lavorative. Inoltre, realizzare buona musica è un toccasana per la mente.

9. Organizzazione per obiettivi

Come nello sport, anche nella musica si è confrontati ripetutamente con obiettivi. Che sia lo studio di un nuovo brano, l’apprendimento di un passaggio ostico o lo sviluppo della tecnica, ogni musicista, anche solo inconsapevolmente, procede per obiettivi. Il che, sempre inconsapevolmente, si traduce in positivo in tutti gli ambiti della vita.

10. Antidoto alla sedentarietà

Dimenticatevi le serate sul divano a fare zapping con il telecomando: quando inizia la stagione musicale si esce per le prove, si suona in servizi e concerti, si partecipa a cene ed eventi tutti insieme. Insomma, i suonatori di strumenti a fiato fanno parte di una comunità attiva e sana, adatta a tutte le età!

 

Questi dieci buoni motivi vi hanno convinti? E allora che aspettate, non è mai troppo tardi per iniziare o riprendere a suonare uno strumento a fiato!

 

N.B.: nessun percussionista è stato maltrattato durante la stesura di questo articolo.

Anniversario di direzione del nostro Maestro Filippo Bassi -

10 anni e non sentirli

la Redazione

 

Ebbene sì… sono già passati dieci anni! Quando si fanno cose belle il tempo scorre in fretta e siamo arrivati così al decimo anno di Direzione della Musica Unione Novazzano da parte del nostro maestro Filippo. Abbiamo colto l’occasione per farci raccontare questi intensi anni con la MUN, attraverso un’inedita intervista.

L’inizio dell’avventura: incontro con il mondo bandistico ticinese e con la MUN

Filippo è arrivato tra le fila della MUN nel 2008, dapprima come istruttore di clarinetto e poi come suonatore, ma conosceva e apprezzava il mondo bandistico ticinese già da una decina d’anni. “Nel 1998 ero stato chiamato come rinforzo in una banda italiana. La clarinettista accanto a me, che già suonava in Ticino, mi disse che a Lugano il Mo. Cesarini era alla ricerca di un suonatore di clarinetto basso. Ho quindi preso contatto con la società ed ho iniziato a collaborare con la Civica di Lugano, muovendo i miei primi passi in Ticino, grazie ad un incontro casuale!

In seguito, tramite il Mo. Cesarini ho suonato nella Civica di Balerna e da lì il passo per giungere alla MUN e a Novazzano è stato breve: dapprima come istruttore degli allievi di clarinetto e poi anche come strumentista all’interno dell’organico. Il mondo bandistico ticinese mi è subito piaciuto per la serietà, per l’impegno a livello di volontariato, per i rapporti umani: tutto questo, unito all’impegno musicale, porta ad avere bande di buon livello, sia dal punto di vista musicale che relazionale ed organizzativo. Le bande non potrebbero esistere senza il contributo dei volontari, musicanti e non, e sarebbe un grande peccato perché l’espressione bandistica è una forma d’arte (sì noi “facciamo arte”!) e quest’arte collettiva si basi quasi unicamente sull’impegno volontario delle persone.”

Un’inaspettata occasione

“Il passaggio da istruttore e strumentista a direttore artistico della MUN è giunto inaspettato… però avevo voglia di farlo! Ero all’epoca Maestro di una banda in Italia, non avevo mai diretto in Svizzera, ma desideravo poterlo fare in Ticino, in questo mondo che mi piaceva molto. A qualche anno dal diploma aspettavo quindi l’occasione propizia, e sono stato fortunato: mi sono trovato al posto giusto al momento giusto! È stata da subito una bella sfida. Passare da “collega di sedia” a “maestro” della stessa banda non era scontato, c’era il rischio che la confidenza e il rapporto amichevole creato con i musicanti potesse complicare il ruolo da Direttore. Ma le cose sono andate bene. Comitato e Commissione Tecnica mi hanno subito accolto e supportato in questa transizione. Così, con la banda ho trovato pian piano un nuovo equilibrio e siamo riusciti a raggiungere un clima sereno: mai esagerato né nella severità né nell’indulgenza, che permettesse di lavorare bene e di essere contenti di dirigere da una parte e di suonare dall’altra.”

10 anni in 4 parole

Sarebbe sicuramente difficile raccontare dieci anni di Direzione di una banda, chiediamo quindi a Filippo di descrivere in 4 parole i suoi 10 anni come nostro Maestro

INTERESSANTE: perché non mi annoio mai!

- SFIDA: il lavoro qui non è mai scontato, non è mai routine, c’è sempre qualche sfida.

- AFFETTO: nel senso di stima, che percepisco da tante persone, che mi vogliono bene come Direttore. Puoi aver davanti musicisti bravissimi ma se non hai la stima non puoi fare questo lavoro. Penso anche alle frasi di incoraggiamento e ai messaggi che ci manda la Presidente Laura, non sono scontati e fanno davvero bene!

- EMOZIONE: quando dirigo sento che facciamo delle “cose” che mi emozionano, siano esse dei brani o dei passaggi significativi. Per esempio “Gabriel’s Oboe” nel 2016 oppure il brano “Flight” della Festa Federale di Musica: nonostante siano tanti anni che faccio questo lavoro ancora mi emoziono!

 

Momenti significativi come maestro della MUN

Su questo tema Filippo non ha dubbi, racconta subito i due momenti più significativi, che corrispondono a due “prime volte” da maestro della MUN:

2012, IL PRIMO CONCERTO DI GALA DA MAESTRO MUN

“È un ricordo che ho ben preciso. Feci la scelta di proporre un programma in parte di musica svizzera, perché mi sembrava importante in quel momento rafforzare il legame della banda con il territorio. Io sono consapevole di essere uno straniero che lavora all’estero: sono grato a questo Paese e mi piace molto, quindi volevo anche rendergli omaggio. Il programma del concerto era impegnativo, con il brano di Jaeggi che era pure di 1a categoria. Il concerto è stato un successo. Vivere un primo concerto così, dirigendo una banda di questo livello, è stato estremamente importante per me, una serata che non dimenticherò mai: ricordo la grande emozione di stare su un palcoscenico davanti a 50 persone che in quel momento si fidano ciecamente di te. Si trattava anche di un banco di prova, che mi ha reso ancora più sicuro della scelta di questo percorso. Ero contento di vedere la soddisfazione di chi aveva suonato e di chi aveva ascoltato il concerto. Pure il luogo l’ha reso un momento molto speciale: il primo concerto della MUN al Cinema Teatro di Chiasso.”

2016 - FESTA FEDERALE DELLA MUSICA A MONTREUX

“Nonostante dirigessi bande già da diversi anni, era la mia prima volta davanti ad una giuria di esperti internazionale. Sapevo che il risultato della banda dipende anche dal Maestro e sapevo che era una sfida importante. Ed è andata bene, sono stato molto contento! Questo, al di là del punteggio e della classifica, ma devo anche ammettere che vedere un punteggio così alto nel brano a libera scelta mi ha veramente dato una delle soddisfazioni più grandi della mia vita, mi ha rafforzato dandomi una nuova spinta nel mio percorso di Maestro.”

 

Arriviamo ad oggi…

“Dieci anni… ma io non me li sento!” confessa Filippo. “Sono passati 10 anni ma io non mi sento “arrivato”. C’è sempre qualche sfida stimolante e quindi si rinnova la passione e il desiderio di continuare. Il tempo è volato e nel lavoro se il tempo vola è positivo: vuol dire che ti piace quello che fai! Anche quando arrivo stanco, la prova a Novazzano mi dà la carica e alla fine mi pare di essere meno stanco di quando ho iniziato.” La MUN di adesso? “La MUN di adesso la sento molto con me, sulla “punta della bacchetta” come si dice in gergo, molto più di 10 anni fa: ci capiamo bene ed è una banda che sento di conoscere. Sono contento di questa società che dà spazio ai giovani, che li coltiva. Vedere alcuni di loro che, anche se altrove per gli studi, quando possono ci tengono a venire alle prove e che sono contenti quando riescono a partecipare ai servizi è davvero un bel segnale.”

Alla MUN voglio dire che…

“Penso che la riconoscenza sia fondamentale nella vita e a volte si dà troppo per scontata. Quindi, anche a rischio di sembrare banale, voglio dire GRAZIE alla MUN dell’opportunità che mi ha dato, la quale mi ha portato una bella soddisfazione a livello professionale: mi piace insegnare, mi piace suonare, ma non mi basta… la direzione è l’attività che mi piace di più e dirigere questa banda mi piace molto. Grazie MUN!”

 

 

La MUN in epoca di pandemia

di Simona Trezzi

 

Per la Musica Unione Novazzano questo 2022 coincide con la ripresa – dopo gli anni dei picchi di pandemia Covid – delle prove in modo “normale”, con il rientro nella nostra sala prove e con il ritorno della pubblicazione della nostra rivista L’Unione fa la Musica: l’ultima edizione risale infatti al 2019. La MUN in questi due anni difficili non si è però mai fermata: sempre seguendo le regole in vigore e con la massima prudenza, ogni fase di questo periodo complicato ha coinciso con una trasformazione della nostra società e del modo di fare musica, facendo capo alla creatività e allo spirito di adattamento di ognuno. Proviamo a riportare qui qualche momento, perché ci sembra importante non “fare finta” che quel tempo non ci sia stato e rendere onore a chi ha lavorato per far sì che la musica e la società restassero vive.

 

La fase “online”

Nelle prime fasi di chiusura le prove e i concerti vengono ovviamente subito annullati, ognuno può fare musica solo nelle

proprie case. Dopo i primi momenti di disorientamento, pian piano la MUN si riorganizza con i vari “social” e in men che

non si dica appaiono video di musicanti e di allievi che si cimentano in performances di “ensemble a distanza” (ancora

visibili sulla nostra pagina facebook). Operazione che peraltro si rivela per nulla semplice, perché richiede una fase orga-

nizzativa e una capacità di sincronizzazione non indifferenti. Oltre ai video musicali, vengono pubblicati un concorso quiz – il MUN-Quizzone – e diversi video-messaggi da parte del maestro e del comitato.

La fase “esterna”

Nell’estate 2020 il virus allenta per un po’ la sua morsa e scopriamo di poter suonare all’esterno, con le dovute distanze ma senza pubblico. Detto fatto: organizziamo un concerto di marce nella corte del Municipio di Novazzano, solo “per noi” ma videoregistrato dalle abili mani del nostro Mattia ed in seguito pubblicato sulla pagina facebook e internet della MUN. Registriamo inoltre il Salmo Svizzero, che farà da sottofondo musicale al discorso del Sindaco in occasione del 1° agosto.

Qualche mese più tardi proponiamo nello stesso luogo un concerto “autunnale”, ancora all’esterno, consapevoli che con l’arrivo della brutta stagione questo virus potrebbe nuovamente costringerci ad uno stop (che purtroppo puntualmente arriverà). Che felicità poter suonare nuovamente davanti al pubblico, non importa se con le dovute distanze e protezioni!

 

La fase “ensembles”

Quando pian piano le regole sanitarie cominciano ad allentarsi arriva notizia che si può ancora fare musica insieme ma, attenzione, non più di 5 persone contemporaneamente, maestro incluso, e con distanze di almeno 2.5 metri tra i suonatori. La MUN fa di necessità virtù, e il maestro Filippo propone, per chi lo desidera e secondo le sensibilità di ognuno, dei momenti di musica a piccoli gruppi. Armati di mascherina, disinfettante all’entrata e piani di protezione creiamo un dettagliato calendario ad incastro, per dare a tutti la possibilità di potersi ritrovare e suonare. Esperienza molto arricchente ed esperimento riuscito!

 

La fase di “riavvicinamento”

Autunno 2021: si intravede un briciolo di normalità e possiamo riprendere finalmente le prove con tutta la banda, pur mantenendo gli accorgimenti a protezione di tutti. Eccoci quindi di nuovo insieme nell’edificio della Garbinasca, gentilmente concessoci dal Comune di Novazzano, che ci garantisce lo spazio e le infrastrutture richieste al momento: servono ancora le distanze ma vengono accorciate, serve un covid pass ma ci adeguiamo. Emozionati riusciamo ad offrire al nostro pubblico di nuovo un Concerto di Gala, nell’ampia Sala Multiuso di Genestrerio, nel mese di dicembre 2021. Solo qualche settimana più tardi avremmo vissuto un’ulteriore stretta per quanto riguarda gli eventi culturali.

Ognuna di queste fasi è stata ovviamente corredata da un saliscendi di emozioni, più o meno difficili a seconda del periodo e di ciò che succedeva. Quello che non sembra essere mai mancato è stata la solidarietà, la MUN ha fatto onore a quella “U” che sta per “Unione”: in ogni momento si è sempre saputo di poter contare su qualcuno della banda, che fosse per una parola di conforto, un aiuto per la spesa, due note sincronizzate in video… oppure, perché no, per un aperitivo a distanza!

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